Il sentiment è il mio specchio.

In ogni rapporto, privato o professionale, non esistono soliloqui. Ogni singolo “altro” (il parente, il partner, l’amico, il passante, il collega, il cliente) è la condizione senza cui non si dà comunicazione.

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Qualcosa mi dice che Milk compie 10 anni.

“Perché vi chiamate Milk?” Da dieci anni me lo chiedono, da dieci anni cerco di dare una risposta razionale.
La verità è che non c’è un motivo. È stata una semplice intuizione.

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Le idee pendolari

Il fatto è che le idee non arrivano, finché in qualche modo non ci attraversano. Se l’ufficio è il nuovo habitat naturale, per un pubblicitario deve essere altrettanto naturale dissociarsi dal callo del “terminalista”: quello per cui ogni problema si possa risolvere via web o software.

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Nella selva di simboli e sintomi


La comunicazione pubblicitaria è una lingua. Ha un lessico, una grammatica, ma la sua forza si esprime sempre all’interno di un discorso. Parlandone. Facendola. Tuttavia, anche chi ha fatto della comunicazione un mestiere fatica a coglierne i segreti tout court. Perché ancora non esiste una definizione unica di ciò che sfugge alle logiche dei manuali. In fondo, come definire la lingua italiana se non parlando italiano?

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Non dimenticarmi

Perché un'azienda parla di sé? Perché decide di uscire allo scoperto, di comunicare al mondo il proprio mondo? Chiederselo non è un'opzione, una pausa di riflessione tra un brief e l'altro: è la domanda da porsi, prima ancora di iniziare. Un brand comunica per essere ricordato. Semplice. Ma questa risposta contiene una nuova domanda che spesso non viene considerata, perché tendiamo a fermarci qui, a rimboccarci le maniche e a lavorare alla soddisfazione di questo bisogno. Ma cosa significa veramente voler essere ricordati? Cosa c'è dietro la volontà di perpetuare un nome, un prodotto, un sistema di valori?

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Passami l’Heinz

Kairós. Parola cara al pensiero greco antico, dalla retorica alle arti, fino alla filosofia: oggi potremmo tradurla con "il momento opportuno". È quel preciso istante (perché di un istante si tratta) in cui tutto avviene nel suo preciso momento, alle condizioni migliori, senza esitazione. Come rivela Platone, è la fase in cui il sole è più alto nel cielo, nella radura alberga il silenzio e ogni cosa, dalla cicala al ramo dell'albero, vive nella sua più pura e inedita quiete, condizione ideale al manifestarsi del pensiero. Il kairós è l'occasione che non ricapita. Una sorta di tempismo rappresentato.

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